lunedì, ottobre 05, 2009



a Rebeca Linares


E come potevo biasimarti
se non volevi finire cassiera
in una qualche bottega profumiera
a Barcellona

a darla a vita, magari, a qualche spagnolo ottuso
e qualche amante di facile uso …

No, non lo poteva accettare
il tuo cuore da star, Veronica detta Rebeca,
nome corto e intenso, come dicevi …
E così anche tu hai trovato la tua America,
nella tua logica che non fa una piega:
“mi piace il sex” -
dici - “mi pagano
e pure mi diverto!”

E allora: che la pax
sia con te, splendida creatura
con gli occhi della notte più scura
e luminosa …
E cosa sogni?
Una casa per te, una macchina nuova,
e un’altra casa per la famigliola?

Ma se guardo la tua alta bellezza
che cela come una strana tenerezza
penso come sarebbe immenso
se quella tua furia da pantera in foia
si convertisse in amore e amore …
E se quell’ amore si unisse alla bellezza
come i fiumi alla musica del mare …

Se tu, regina della notte,
tu bambina basca e catalana
e un po’ americana,
diventassi un angelo
per incendiare i nostri petti di fuoco
e rinfrescarli col tuo dolce vento …

by Andrea Margiotta

domenica, settembre 27, 2009

Registro dei fragili o fragile registro?


Ci sono due poeti di mia conoscenza, classe '68, il primo e '64, il secondo, che hanno sempre volto il loro sguardo ai fragili, ai “vinti”: uno si chiama Andrea Margiotta (e di costui non dirò molto), l’altro si chiama Davide Rondoni … E, sia pur stilisticamente (e umanamente) molto diversi, è come se avessero lo sguardo fisso verso un punto comune: guardano lo stesso mare …
C’è poi un altro poeta – ancora più young– che ha manifestato in molti suoi testi questo tipo di sensibilità ma che – rispetto ai primi due – segue un corso d’acqua diverso, che forse sfocerà nello stesso mare, chi lo sa, ma che, al momento, prende direzioni altre, interessanti: si chiama Davide Nota from Ascoli …
Infine, c’è un altro ancora – from Emilia-Romagna – il quale, in maniera meno drammatica e sofferente dei primi tre citati, non come intenzioni o sentimento ma come scelta di registro e stilistica, ha comunque, tra un testo e un altro, posato la propria attenzione, affissando gli “sfigati” rifiutati dalla italica società del Videocracy e dei lustrini: si chiama Matteo Fantuzzi.
Apprendiamo recentemente dell’uscita di Registro dei fragili di Fabiano Alborghetti , del quale potete leggere qui alcuni testi

http://www.nazioneindiana.com/2009/09/22/registro-dei-fragili/

(ma in questo verso credo ci sia un errore di stampa:
Occorreva l’attenzione e lo faceva da già da mesi)

il quale, si aggiunge, dunque, alla compagnia …
Bene.
Se la scelta dell’argomento – ma trattandosi di poesia, si direbbe meglio del tema – mi trova decisamente entusiasta (benché mi insospettisca un po’ e mi chiedo: è una scelta di furbo politically correct di sinistra o è una autentica vocazione da crocerossina, dunque nobilissima e altruistica e grandiosamente pietosa?), non posso dire altrettanto dei risultati poetici … Più che del registro dei fragili, di fragile registro mi pare si tratti …
Non basta costruire più o meno bene (ma il mio orecchio sente molte zeppone) una ritmica e una metrica attorno ad un’idea – ottima - per far scattare il lampo poetico e, dunque, il risultato, dalla potenza all’atto …
Sono descrizioni piatte, fotograficamente visive più che di visione, spesso monotone, fredde e prive di respiro: più che di un poeta, parrebbero quelle di un entomologo intento a classificare e a sistemare il proprio campionario di insetti “doloranti” …
Un libro più pensato e progettato che sentito o ispirato o “dittato dentro”, un libro con nessun arcobaleno: grigio, plumbeo, “svizzero” ... (Una piccola notazione su questo ultimo termine: noi italiani diamo dello "svizzero" a quelle persone ultra-precise come degli orologi … Ovviamente, una generalizzazione: la Svizzera è tedesca, francese e italiana … La Svizzera è uno di quei posti che popolano i miei più segreti retro pensieri … C’è una poesia di Mario Lunetta – un poeta con il quale mi scontrai civilmente in tv, un poeta ESATTAMENTE agli antipodi delle mie rotte e preferenze e concezioni letterarie e di vita – che mi piace molto: allude a un luogo segretissimo, dei suoi sogni, della sua mente e, alla fine, dice: quel luogo è Budapest …
Ebbene, se quella poesia l’avessi scritta io, avrei detto che ci sono due strani luoghi-non-luoghi nella mia vita onirica: uno è Lugano l’altro è Praga, magica … Dunque: massimo mio rispetto per la Svizzera, ma di certo non si può parlare di una solarità esotica e sensuale di Lugano al pari di una solarità di Marrakesh o siciliana o romana … ).
Sicuramente, pesano alcune scelte – a priori – per me discutibili: l’anti-lirismo di partenza, ad esempio; e con questo non voglio dire che tra un lirico e un anti-lirico io preferisca sempre il primo: ci sono poeti lirici (specie donne) che mi fanno salire il tasso glicemico e che trovo inconsistenti e poeti anti-lirici che spesso mi colpiscono: tralasciando i molti stranieri, io amo Luzi, Conte, Penna e Caproni ma mi piacciono molto anche tante cose di Raboni, di Pagliarani e di Roversi, perfino di Fortini … Per non dire di due poeti come Pasolini o Pavese che meriterebbero una trattazione specifica …
Nel caso di Alborghetti, la scelta anti-lirica - a mio avviso – è poco felice …
Nell’altro caso del “nominato” Matteo Fantuzzi – invece – quella scelta anti-lirica si sposa ottimamente con una capacità di usare lo strumento dell’ironia – benché di ironia amara si tratti – che ricorda certi film di Pupi Avati …
Altra scelta sbagliata di Fabiano: il venerando e carducciano doppio ottonario che martella per tutto il corso della lettura contribuendo ad acuire quel senso di monotonia e di meccanicità dei testi …
E se qualcuno parlasse di melodramma - dimostrerebbe di capire molto poco di lirica, in senso operistico ...
Ma ancora: l’intento progettuale di partenza suggerisce una presa di distanza da un’estetica della bellezza, e potrei essere anche d’accordo se s’intenda la bellezza falsa e vuota che domina le nostre vite, tra veline, attricette e showgirl: ma questo non vuol dire sfociare in un’estetica della bruttezza, o per essere più precisi, nello scrivere testi piuttosto bruttini anche se – qua e là – appare la chiarità di qualche passaggio o movimento felice o di qualche immagine riuscita …
E non vuol dire che la bellezza non possa essere un valore (nonostante la fretta con cui – certe solerti sentinelle delle lettere, da noi o in Europa – l’hanno messa in cantina bandendola dall’arte)
Bellezza, questa grande esiliata … Vedere: Stefano Zecchi, L' artista armato, Mondadori, 1999
e bibliografia …

Vorrei invitare Fabiano Alborghetti a leggere i libri poetici di Davide Rondoni per imparare (sì, proprio per imparare) a sostenere la vista del dolore e della sofferenza senza rimanerne imbrigliati …
E non dico solo gli ultimi libri più noti: parlando di fragili, si può infatti cominciare da un libretto “clanDestino” del Rondoni young intitolato “O les invalides” …
Se io mi sono avvicinato al cristianesimo – benché continui ad essere fondamentalmente un anarchico, ribelle, un esistenzialista – lo devo anche alle poesie dell’ottimo forlivese …
E, dunque, se Davide riuscì a far accadere qualcosa, a far muovere l’aria, a scalfire la scorza dura del mio cuore, (e di molti altri) la sua parola ha centrato il bersaglio …
Ma Alborghetti per chi scrive? Mostra il solito catalogo di necrosi dell’umano – così come quelli che – ideologicamente e quindi non realisticamente - elencano solo gli sfasci o le nefandezze – e poi? E poi lo andrà a leggere in giro in posti ultraborghesi gongolando tutto in ghingheri e giacca e cravatta? E poi? Sarà chiamato in giro a rappresentare la Svizzera da questo o quell’altro Ente o Istituto, sarà tradotto ancora, come se non lo fosse già ben oltre i propri meriti reali …
C’è qualcuno che mi sa spiegare, oggi, l’insondabile mistero degli inviti da parte di enti di prestigio , non solo in Italia? C’è qualcuno che mi sa spiegare l’altro insondabile mistero delle traduzioni di poeti italiani ancora non "storicizzati" e, dunque, ancora un po' sommersi, nel mondo? …
Devo ridere o piangere apprendendo che un Alborghetti venga tradotto in spagnolo, tedesco, arabo, francese, inglese e sloveno?
Scusatemi, ma io ero rimasto all’idea che – prima di ‘circolare’ a livello internazionale – un poeta dovesse essere molto bravo …
E ai tempi di Montale e Ungaretti, accadeva così: tu pubblicavi un libro di poesia e – se il libro aveva un valore – qualcosa si innescava …
E via via – fino a circolare poi anche all’estero …
Questo perché? Perché c’era maggiore coesione, più valori condivisi, meno frammentazione soggettivistica: esisteva ancora una comunità letteraria fatta di critici, scrittori, poeti e lettori attenti (poi, certo, mafiette, antipatie e simpatie varie, esistevano anche allora …) …
E c'era più educazione da galantuomini e meno cinismo ...
E in quel tempo – si poteva anche pubblicare un libercolo in editori minuscoli e sperare che qualcuno ne riconoscesse il valore per poi compiere il proprio arco stilistico nel tempo …
Ma oggi? Non parlo a livello personale: non ho questo problema perché – per cultura letteraria, intuito, doni naturali varii, io il poeta bravo, autentico, vocato, lo fiuto a molti metri di distanza …
Parlo per quelli che non abbiano questo dono e che – come gregge - vagano un po’ circolanti di festival in festival, tra vinello e provolone e mortadella (per cortesia: se un giorno aveste la compiacenza e benevolenza di invitare a leggere il su “nominato” poeta Andrea Margiotta, si potrebbe fare una lettura con aragosta, caviale e champagne e belle donne?) O anche soltanto con del buon vino italiano al posto del blasonato francese …
Tornando ad Alborghetti e al suo libro nuovo: in verità, mi sembravano migliori i suoi testi che lessi anni fa, dopo che mi scrisse nel blog e ci conoscemmo, almeno di nome …
Poi – nel tempo – deve essere scattata qualche molla, deve essersi accesa la spia del narcisismo, di chi, travestito da falso francescano ed eticamente immacolato (ma anche un po’ da vampiro), sia sempre pronto a scandalizzarsi del “gangsterismo” altrui (il narcisismo che, invece, fa sempre scandalo negli altri – ed io sono stato uno dei bersagli preferiti di moralisti di professione che poi, in altra sede, si vantavano di questo o quel premio vinto o di essere arrivati alla “cinquantesima” edizione dei loro libri …)
Fino ad arrivare al comico involontario di pensare – sia pur battutisticamente - che il tilt del sito di Casagrande edizioni sia dipeso dalla moltitudine di invasati presi dal sacro fuoco dei suoi versi immortali …
Ma per favore! Alborghetti, si contenga!
E mi costa scrivere queste cose: vorrei solo parlar bene dei libri o non parlarne affatto (che non vuol dire sempre ignorarli ma anche apprezzarli tanto da non aver nulla da aggiungere): ma si deve: bisogna finirla con questo mondo di belle statuine nelle lettere che si fanno le carezzine e moine a vicenda, in parallelo a un “taglia e cuci” in segreto e – intanto - preparano le loro “carrierine” …
Si deve scuotere l’ambiente, altrimenti si cade in un generico e indifferenziato acquitrino paludoso e si favorisce il potere dei pochi …
Io dico quel che penso: poi ciascuno è libero di valutare: qualche volta, la critica negativa si trasforma in vantaggio per l’altro … E questo va benissimo e rientra nella natura delle cose …
In positivo, invece, non ho mai avuto problemi ad esternare il nome di poeti – magari anche idealmente lontani da me – in cui riconoscevo un valore e una autenticità di voce …
Stile Bloom – grande critico americano – che apprezzo in molti suoi affondi e meno in altri …
Ecco perché: se io dico – mi è piaciuto molto Tema dell'addio di Milo De Angelis o l'ultimo libro poetico di Conte – anche i sassi sanno che non sto facendo una marchetta o una leccatina – in un regime di scambio di favori; ecco perché non amo certe pre-fazioni inflazionate, (e non si vuole alludere assolutamente al bravo, lui sì, Pusterla) anzi, sarei per la generale abolizione delle stesse benché qualcuna, rara purtroppo, riesca a centrare bene il poeta che introduce …
E questo, non perché io sia migliore di altri, Dio me ne guardi! Non vanto titoli di purezza o di superiorità etica o morale …
Penso solo alla frase – già ve lo raccontai – che il grande pianista Arturo Benedetti Michelangeli (morto a Lugano …) disse ad un giovane: “In arte o sei bravo o vai fuori dai coglioni!” …
Tutto qui …
Un fatto di buon senso …
E benché sia conscio dell’impossibilità di estirpare il cancro del velleitarismo e delle ambizioni sbagliate o di tacitare i vari egotismi e la mancanza di autocritica o di semplice ragionevolezza, mi lancio in queste sortite che non mi portano nulla di sostanzioso in tasca, se non la stima di chi condivide il mio pensiero … Perché almeno, se nella prosa esiste uno Zeitgeist, più o meno condivisibile e, soprattutto, un pubblico “sovrano”, in poesia siamo alle Memorie del sottosuolo: tutto è confuso e, ripeto, tutto favorisce il potere di pochi … Ho la sensazione, purtroppo confermata dai fatti, di un grande brogliaccio e guazzabuglio …
Ogni tanto, ci sono dei tentativi davvero molto seri di lavoro critico, nei territori dell’ultima poesia: voglio ricordare almeno l’antologia Parola plurale e, tra gli altri, due suoi collaboratori: Paolo Zublena e Andrea Cortellessa, i quali si sono impegnati per davvero in una fatica lunga e non facile …
Ne parlai già in un vecchio post

http://supermargiotta.blogspot.com/search?q=parola+singolare

esplicitando alcune mie riserve per l’impianto chiaramente ideologico del progetto, un po’ alla “AnnoZero”, ma non certo per l’impegno notevolissimo e per l’impiego di una strumentazione critica puntuale …
Un lavoro molto di parte e ancora molto incompleto (e quello è umanamente perdonabile) ma fatto ad arte …

Vorrei invitare Fabiano Alborghetti a leggere i libri poetici di Davide Rondoni per imparare
quella potenza di sguardo e profondità di visione … E con felicità di canto, perché la poesia, signori miei, sì: deve anche cantare (e non necessariamente a voce spiegata)…
Altrimenti quale altro motivo spingerebbe il poeta – come fa Alborghetti - ad usare la dicitura: Canti?
E, soprattutto, con una luce e una speranza – reale e non sognata, concreta e non utopistica - che possano rendere meno cupo il male e la sofferenza e meno disperata la disperazione …

by Andrea Margiotta

domenica, aprile 05, 2009

Rialzare la testa, prego …


Ma dove va l’arte oggi in Italia? Quel geniaccio di Vittorio Sgarbi – gentilissimo nelle due volte che lo incontrai da sottosegretario – ha pubblicato un nuovo libro …
Siccome Sgarbi, secondo me, è un Bene Culturale, vi consiglio la lettura …
Se rinasco? Voglio fare l’artista visivo: o meglio, vorrei incanalare le mie intuizioni artistiche in una forma espressiva molto trendy … E fare mostre con i fighetti di ogni città e le bellone e le bottiglie di vino …
E magari ci tiro pure qualche soldino …
Ma fare il poeta? Per carità: come confessare un delitto! … Lo sceneggiatore? E cu fu? Mica siamo negli Usa o in Francia … A parte qualcuno che si fa il nome, per merito o per circostanze varie: mestiere da clandestini … Tanto i registi credono d’essere tutti Alessandro Manzoni o Kafka …
E, ancor peggio, tutti sono registi …
E, magari, si scrivono i film con qualche amichetto, perché sono timidi o con le loro mogli o compagne così i diritti o i premi ministeriali o gli omaggi restano in famiglia …
Perfino i tassisti dicono: “aò, me piacerebbe de scrivè un firme” : perché uno pensa: “e che ce vò? Na carta e na penna, ar massimo er PC" …
Ovvio poi che non sia così: bastassero solo carta e penna!
Scrivere una sceneggiatura è un lavoro molto serio e impegnativo e, se riesci a farlo bene, hai già fatto un grande passo avanti nel film che poi si farà (o no ) …
Insomma, ragazzi: il problema del velleitarismo o di certo eclettismo dilettantesco come corollario di una falsata idea di democrazia cominciano ad essere molto fastidiosi negli ultimi anni …

Perché non è libertà, codesta: libertà non è poter dar sfogo a tutti i più bassi istinti, tanto si vive in una società istintiva e sentimentale e distratta e confusa ...
Libertà, per me, è sempre tesa a una positività ultima ...
Qui l’arte è diventata la terra di nessuno … O peggio: la terra delle solite cordate o gruppi consolidati nel tempo, più qualche nuovo arrivato affiliato alla banda …
Tutti fanno tutto … E abbondano tutti i tipi di evento, dalla sagra con la porchetta e lettura di poesie, ai famosi “corti” che tutti girano (spesso in maniera pedestre) …
E ti invitano sempre dappertutto …
Alle grandi case editrici che pubblicano di tutto, ma che fanno mille storie per i libri di poesia o per certi romanzi troppo “difficili” …
Tranne qualche eccezione, per fortuna, che fa sperare …
Il tutto in una generalissima marmellata, in una fantasmagorica festa del marzapane e del mangia-pane (spesso a tradimento) …
Con enti o associazioni stranissime (spesso finanziate) che si occupano del tran tran eventistico come se fossero il Fato della Cultura …
O film di e per fantasmi …
Nel frattempo: i politici pensano poco all’arte o la imbrigliano per scopi extra (male, molto male) ...
I giornali seguono le loro linee aeree, le loro rotte prestabilite …
(E, comunque, non mi pare che la gente legga molto le pagine della cultura) …
Le televisioni seguono gli ascolti e le inserzioni pubblicitarie …
I critici sonnecchiano o vivono di strane simpatie o antipatie o pruriti o sbavano narcisisticamente per nomine o libri propri …
OK: siamo il paese di Pulcinella: ma se ci ricordassimo anche che abbiamo dato i natali a Michelangelo, a Caravaggio e a Leonardo?
Ma si stava meglio con il Papa Re? …
Non so se la crisi economica farà bene all’arte: può anche darsi visto che il grande neorealismo italiano cominciò tra la guerra e il primo dopoguerra …
Rispolveriamo Pound e cominciamo a pensare a come si impoverisca una nazione se non ha più una vera arte …
Riconsideriamo l’emergenza – per me prioritaria – dell’educazione alla bellezza, alla fruizione artistica, sin da piccolissimi …
E anche Beppe Grillo: che cominci a parlare di queste cose senza aver paura di perdere “ascolti”!!! …
Un tempo si scriveva sui muri: W Verdi (cioè viva Vittorio Emanuele Re d’Italia) oltre che il grande Giuseppe …
Basta con la plastica, i pupazzi e i fondali di cartapesta! Oggi sui muri tutti dovrebbero scrivere: “W L’Arte vera, W la vera Vita” ---

Andrea Margiotta

mercoledì, febbraio 11, 2009

Guardando negli occhi Beppino …



Quando l’altra sera un amico giornalista – mentre eravamo in giro – mi comunicava “Non lo sai? Eluana è morta mezz’ora fa”, ho sentito una stretta al cuore …
Non sono scoppiato a piangere – io che piango poco - come quando la cameriera di un ristorante, anni prima, mi aveva detto a bruciapelo della morte di Karol Wojtyla (così importante nella mia vita ) ma poco ci è mancato …
Ci avevo messo un po’ del mio cuore, nella storia di questa ragazza che somigliava tanto, nelle foto che ci hanno dato da vedere, ad un’altra di cui ero stato innamorato e – strani casi della vita – anch’ella vittima di un terribile incidente stradale con conseguenze meno gravi, ma che le avevano lasciato dei vetri nel corpo: per fortuna, riprendendosi perfettamente e completamente, dopo …
Eluana, purtroppo, da quel terribile incidente non è più tornata indietro … L’orologio della sua vita cosciente, diciamo normale, sana, si fermò dopo quello schianto …
E ciò che seguì fu una lunga e dolorosa forma di misteriosa vita, che chiamano vegetativa, e che conoscono bene tutti quelli che le sono stati vicini, dal padre, ai medici, alle suorine che si prendevano cura …
Ed io l’altra sera continuavo a pensarci: guardavo un film al cinema – di un amico e collega – che parlava di amori e di ex, in un modo troppo dolciastro e sentimentalistico per i miei gusti – ed io invece avevo la testa altrove, ogni quarto d’ora …
Pensavo a quel che avrebbe potuto essere la vita di Eluana – se non le fosse toccato quel terribile incidente d’auto – piena di incontri, di giorni felici, di amori …
La vita di una bella ragazza che oggi sarebbe stata una giovane donna, quasi della mia età …
E pensavo a come fosse – da tempo - diventata un’icona – senza mai vedere le foto d’oggi – una bandiera issata in un campo in cui guerreggiavano opposte fazioni e schieramenti …
Ma è quello che ci tocca nella realtà – condizionata dai massmedia – di oggi …
Io non voglio più dire nulla su questa tragica storia …
Ma voglio conservarla sempre dentro, nella memoria, anche quando nessuno ne parlerà più, come accadrà …
Vorrei soltanto trovarmi a guardare negli occhi il signor Englaro e dirgli: “Riesco solo lontanamente a immaginare il tuo dolore, tutto quello che hai provato ma credo che tu abbia forse confuso – per l’annebbiamento che il dolore di quell’ affetto strappato ti aveva dato - il ruolo di tutore con il ruolo di padrone e ultimo giudice, con alle spalle un altro giudice del tribunale, della vita di un’altra persona: tua figlia … Una figlia, Beppino, ti è vicina nel sangue, nella biologia: ma non ti appartiene nella sua sostanza profonda, nella sua unicità d’individuo irripetibile e unico …
Una figlia, Beppino, anche a te carissima, non è roba tua, non è tua, completamente …
Questo, avrei voluto dirti, perché tu potessi lasciare aperta una porta …
Perché tu la lasciassi vivere senza accanimenti terapeutici ma solo di acqua e alimenti …
Lei non sarebbe stata d’accordo – mi diresti …
Tu avresti ancora addosso una croce – che capisco difficile da sopportare …
Ma io – e te lo giuro – ora che adesso Eluana è morta, ora che non è più come un uccelletto indifeso in un lettino, bisognosa di tutto, sento una strana solitudine che non ti so spiegare …
E penso che – nel mistero della vita e della morte in cui tutti siamo – quella solitudine forse la senta anche tu, infinitamente più di me” …

ANDREA MARGIOTTA

lunedì, febbraio 09, 2009

Non c’è più molto tempo ...


Se penso al caso di Eluana, avverto un disagio: innanzitutto, un disagio per il sistema informativo e mass-mediatico che trasforma dei fatti anche importanti ma anche molto privati e degni del massimo rispetto in casi clamorosi che calamitano l’attenzione di tutto il paese : e spesso non per spirito di vera informazione o di amor di verità o di reale confronto e discussione, ma solo per biechi interessi di ascolto che si traducono in altro, come sapete …
E, tralasciando troppo spesso, d’informare su altre realtà non secondarie, o di darne adeguato spazio … Insomma, nell’inseguire più un primato dell’ascolto che dell’intelligenza …
Dunque, c’è un mio disagio per quelli che diventano “casi” che poi sfociano in scontro di parti politiche (e di interessi di parte) …
Ma superato questo primo disagio, devo ammettere che la vicenda di Eluana, dolorosa un po’ per tutti e oltremodo per la famiglia e i più vicini e coinvolti, è realmente un caso di delicatissimi sommovimenti del cuore e delle sensibilità varie oltre che dell’intelligenza e del ragionamento …
Una storia davvero importante, non solo per chi purtroppo ha dovuto affrontarla da vicino e con la nebbia e il buio di un affetto strappato, privato, così all’improvviso e senza senso, come tutte le disgrazie umane, o il dolore in sé stesso, nel suo mistero profondo …
Ci vorrebbero le parole di un grande scrittore come Dostoevskij per carezzare dolcemente il corpo di Eluana, sussurrate e accostate al letto …
Ma anche le parole di uno scrittore immenso non basterebbero, non direbbero poi molto di più …
E allora ci vorrebbe il silenzio, uno smisurato silenzio, che però sarebbe anche un po’ rinunciatario e vigliacco …
E allora? Allora tutto quello che accade oggi, i commenti, gli articoli, le posizioni differenti, gli scontri sono il risultato di un’ umanità che ancora vuol dire qualcosa aggirandosi nella selva del mistero, della vita, della morte, del senso delle cose, del dolore, della sofferenza …
Almeno, io spero … E che sia un muoversi e uno scontrarsi per degli ideali e per un futuro stato delle cose: che ci toccherebbe tutti e non uno scontro di parti politiche come qualcuno dice …
E, soprattutto, per il tempo presente che resta a Eluana …
Cosa penso? In un primissimo momento, una tentazione mi porterebbe a dire: “ Che Eluana viva da morta o che muoia da viva” non è forse l’identica cosa?
O non sono forse due facce dell’identica medaglia? Insomma: ci sono troppe incognite, c’è troppo mistero anche per quella scienza che ormai pretenderebbe di spiegare tutto – grazie al signor Newton che tanto dispiaceva a Goethe …
È come se ci si scontrasse su incognite profonde, partendo però da una drammatica realtà dinanzi agli occhi …
Ma questa prima tentazione è solo il frutto di un atteggiamento di scetticismo che non porta a nulla … è solo una posizione della mente …
Una tentazione, appunto … Forse un peccato di ignavia …
La realtà, la realtà particolare di Eluana chiederebbe invece un’azione ragionevole …
Ed allora?
Interrogo il mio cuore come centro di sentimento e ragione, il mio cuore in senso biblico, e non posso non sentire come più vicine, più ragionevoli, più umane, più sensate, più adeguate e meno oscure, le posizioni di tutti quelli che non vogliono far morire Eluana, di tutti quelli che non vogliono intervenire sul corso misterioso e doloroso di quella vita …
Soprattutto, quelle suore che si sono occupate concretamente e quotidianamente di lei … E che ora piangono …
Mi pare una posizione più ragionevole che tenga conto di tutti i fattori della realtà …
Una posizione che non censura e che non sopprime … Che non forza nulla …
Le varie posizioni di quelli che invece vogliono che si porti a termine – con terribile determinazione in alcuni, perfino con una certa violenza e livore in altri – la sentenza di autorizzazione alla fine dell’alimentazione, in nome di un amore che francamente non capisco, in nome di una libertà che non vedo, in nome di una fedeltà ad una volontà non scritta ma appena accennata molti anni fa, quando lei stava bene, mi appaiono meno chiare …
E mi sembrano più un modo per chiudere qualcosa – in una strana forma di coerenza – un modo per far calare, dopo molti anni, un silenzio che tanti – tranne il padre e i più vicini a Eluana – tra non molto non ricorderanno nemmeno più …
Un modo per zittire quell’urlo terribile che la vita ridotta a non-vita ma viva, in molte manifestazioni che si possono dire anche primitive ma che non si possono negare, di Eluana provoca … Un urlo, dico: per chi dovesse guardarla da vicino: un urlo interiore, della coscienza, della mente, del cuore: “dove sei?” … In che zona misteriosa, in che selva oscura?
E quello che non capisco è il punto d’arrivo, per chi voglia continuare a non più nutrire Eluana …
In un viaggio – si parte per arrivare in qualche posto e si spera di trovare qualcosa, emozioni, incontri … Per questo si parte …
E nel viaggio doloroso di Eluana? E nel viaggio terribile di quelli che le sono stati vicini e che ora vogliono la fine di questo calvario, quale sarebbe il punto d’arrivo? La fine del viaggio? La fine del calvario? Ma quello non finirà mai nella vita di chi le voleva più bene …
E allora, perché?
Ma poi – una domanda che pongo al padre di Eluana: signor Englaro, ma come fa ad andare avanti – con tale determinazione – di fronte alle infinite richieste e preghiere di mezza Italia – quella che in questo momento più sento vicina – che le chiedono di ripensarci, di tornare indietro …
Di fronte a tutti quelli che – pur non essendo così dentro affettivamente, come lei, a sua figlia – ci hanno messo il loro cuore?
Come il caro amico da una vita, il poeta Davide Rondoni – nel suo monologo in versi “Passare la mano delicatamente” – che fa piangere anche me?

Perdonatemi, ma voglio accennare appena una considerazione da bambino di sei anni …
Si dice che Eluana si trovi in uno stato vegetativo: come un albero, come un fiore …
Ma perché quando si toccano le piante e i fiori e gli alberi, gli ambientalisti, i laici, i verdi (spesso giustamente) insorgono e, invece, se si tratta di un essere umano ridotto come un fiore o un albero ma gerarchicamente infinitamente più grande e importante, una donna che respira, pare che cambino le carte in tavola?
Sì, questo potrebbe dirlo un bambino o potrebbe essere considerato quasi un paradosso: ma è una verità dello strano modo di concepire e sentire le cose …
Sullo sfondo c’è sempre la grande tentazione di tutti i tempi ma ancor più viva in secoli e secoli di “dimenticanza” di Dio (direbbero assenza) di sostituirsi a Dio …
La Scienza al posto di Dio … L’Uomo – perfino con i suoi dubbi, difetti e debolezze - al posto di Dio …
Ora si può solo fare silenzio e pregare … Il tempo è ormai pochissimo … Ma ancora pregare Dio e gli uomini che possano fermarsi …

ANDREA MARGIOTTA

martedì, dicembre 02, 2008

Un carnevale a Ivrea





So che non è il periodo giusto (ci avviciniamo al Natale) ma permettetemi un piccolo omaggio ai visitatori di Ivrea, gli eporediesi come si chiamano, che transitano in questo mio blog (è capitato di notarne una discreta presenza) .
Una poesia che mi ricorda una "stagione" felice della mia vita: dunque mi è particolarmente cara.
Forse non è tra le più riuscite o originali che ho scritto (ma solo perché si avverte particolarmente l’influenza del Montale più araldico) ed è molto diversa, stilisticamente, dalle cose che scrivo adesso e che spero di pubblicare presto in un secondo libro: ma resta una “signora” poesia, mi pare: e magari fossero capaci di scrivere testi così (o migliori) tanti scrittorucoli o poetastri che brigano per presenziare a questo o quel festival internazionale o italico, o che si fanno tradurre all’estero grazie alle proprie relazioni o conoscenze (mafietta): nulla di male, se non fossero delle capre! …


Mario Luzi mi diceva che ho una mentalità mitica e una certa capacità suggestiva ed evocativa: forse per questo le mie cose non dispiacciono al poeta ligure Giuseppe Conte che stimo ...
È un tempo di barbarie culturale e di barbari: spunta un regista cinematografico al minuto, “trionfa” l’eclettismo di chi, senza neppure essere lontanamente un artista, passi dal libro, al film, allo spettacolo teatrale, con mediocri risultati in tutto.
La democrazia sarà pure una forma avanzata di organizzazione e convivenza sociale, sarà anche un dogma ma porta inevitabilmente a false aspettative e aspirazioni, ed è un controsenso a cominciare dall’etimologia (demos+kratos, ma quando mai il popolo ha avuto il potere?) …
Funziona forse negli USA ma non troppo in un paese così culturalmente “familistico” e di clan o tribù come il nostro.
Non è ipocrita dirlo, se non altro per studiarne meglio certi meccanismi …
Lasciate l’eclettismo aristico a chi veramente possa farlo e a chi, soprattutto, sia veramente un artista senza magari volerlo, dunque suo malgrado, per natura, destino …
Rallegriamoci per artisti autentici come Antonio Stagnoli – i cui disegni sono ferite lancinanti – http://www.antoniostagnoli.it/opere.php o per qualche regista di cinema che ha qualcosa da esprimere e sa come, stilisticamente, farlo (penso ai Soldini, Ferrario, Sorrentino, Garrone, Saverio Costanzo) …
Ci sarebbero tante cose da dire, dai fatti stringenti della politica, a certi nodi etico-morali da sciogliere …
Se in tv non si fosse ossessionati dall’audience e dagli introiti della pubblicità, tanto da giocare spesso al ribasso facendo trionfare la volgarità da trivio (per fortuna con qualche bell’eccezione), una poesia come quella che vi presento, potrebbe essere letta in prima serata, se non dal poeta autore (cioè da me) magari da una bionda di bellezza mozzafiato (purché sappia leggere ;-)) …
Sarebbe un salto in avanti …
Ma la poesia in tv resta un’utopia (io realizzai un programma nel 2004 che fu trasmesso in 10 puntate intorno alle 3 di notte): nonostante quello che uno degli autori chiama “formattino” sulla poesia, introdotto recentemente dentro la trasmissione Domenica in (e me lo viene pure a dire, dimenticandosi che per mesi glielo avevo suggerito e ispirato) che ovviamente è un po’ una cosettina adattata al pubblico che di solito guarda quel programma (e questo è il male minore) …
Non pensiamoci, cediamo invece al nostro ottimismo …
E dunque vi lascio alla mia poesia – tratta dalla sezione Inverno del mio libro Diario tra due estati, L’Obliquo, Brescia, 2000 (Premio Città di Borgomanero 2001; segnalato al Premio Internazionale Eugenio Montale 2001); con un pensiero al Carnevale e al grande critico Bachtin che ne scrisse, e con un cordiale omaggio alla affascinante città di Ivrea e ai suoi abitanti …




UN CARNEVALE A IVREA

S’incrina l’esile lamina che in cucina
veste la poco nobile mobilia
all’urto delle mie scarpe corpose.
Rimesto al tavolo le carte lucide,
guardo i miei specchi, enumero le molte
pagine da sfogliare, quando il tempo
più s’assottiglia e una gelida luce
tra i capelli s’impiglia.
La caffettiera evoca i suoi spettri.

E un Carnevale, viluppo di fuochi
o d’istanti nati da mille mani,
ritorna coi tamburi che rullavano
i battitori nel palazzo antico,
quando ad un cenno il capo dei goliardi
schiuse i sigilli e ordinò quei balli
di maschere più tristi tra i festoni
e gli stemmi, gli arazzi e i gonfaloni
di picche e cuori e fiori biliottati.

Guizzavano già fuori i goliardi variegati
come pesci nella notte vinosa
e dalle logge
pendevano le fiaccole fumose,
dopo che bruciò verde
e arancio il vecchio scarlo
e tu fosti perduta nella folle
farandola di occhi o cupi specchi
dove quel gelo morse il tuo bel viso.

Per ritrovarti ancora nel mattino,
nella piazza purpurea d’arance
come un campo di sangue. E poi lo schianto
allo scocco della campana, il colpo
del lanciatore scelto sopra il carro
che frantumò il tuo orgoglio.
Non ti parò la rete nel tuo sbaglio
né il braccio o l’osso, ma non ci fu danno,
mentre la festa finiva e le grida
sparivano nel fiume. Ma non è più il tuo tempo.

Ma non è questo il tempo che rimescoli
il vetro e lo smeraldo e ricomponga
i fili e gli anni,
ora che un’altra donna a me ritorna
nella luce d’inverno
e dai pontili un’altra vita appare.
Si sfoglia la stella rossa di Natale
nella stanza lontana,
il pappagallo stride, il cane latra.

Andrea Margiotta by Diario tra due estati – L’Obliquo – Brescia – 2000.

venerdì, settembre 26, 2008

Una lettera a Matteo Fantuzzi in margine ad un suo post estivo




Caro Matteo,

ho seguito, un po’ in ritardo, la discussione estiva che, pieno di volontà e di buone intenzioni, avevi avviato nel tuo blog: molti sono stati gli interventi ma non si è concluso proprio un bel niente … Non che si debba necessariamente concludere qualcosa (anche nel cinema esistono i finali aperti) però alla fine le uniche parole di lungimirante saggezza sono venute da Anila Resuli che diceva di essere un po’ cinica di mattina per rendere meno impietoso il suo lucido intervento (e alla quale consiglio il bel film "Il matrimonio di Lorna", se non lo ha ancora visto) …
Ma davvero pensi di cambiare qualcosa con un post nel tuo blog? O la tua è una furba messinscena per creare un po’ di maretta e farti ancor più pubblicità di quella che hai già (e mi auguro di no), o sei un ingenuo, oppure ... (oppure spiegami tu il perché, dato che sei un bravo ragazzo e un poeta che cerca una sua strada espressiva con molta serietà) …
Molti interventi avevano un loro punto di vista interessante ma generico, molti pisciavano fuori dal vaso, molti erano sfoghi, esibizioni di cultura ecc. ecc. Il succo è che si annaspava nella zona della “chiacchiera e distintivo” di robertdeniriana memoria …
La situazione della poesia italiana è quella che abbiamo sotto gli occhi: il catalogo è questo …
Possiamo dire che all’estero le cose funzionino meglio: ok, diciamolo, e allora? Visto che noi siamo in Italia e non abbiamo intenzione di “emigrare”, che importa?
La poesia ha vissuto momenti più o meno felici ma non è mai stata un fenomeno di massa, da un punto di vista di seria fruizione … Poi, certo, tutti scrivono, dagli adolescenti sui diari, agli innamorati sui muri: tutti segni pseudopoetici … Ma se uno sente il bisogno di scrivere qualcosa, non siamo ancora in un ambito poetico: siamo nel generico sfogarsi … Si entra nel poetico nel momento in cui c’è uno Stile espressivo riconoscibile che si forma anche nel rapporto con quello che già è stato fatto, dunque nell’incontro con i grandissimi, grandi o semplicemente bravi o ottimi poeti e con gli incontri nella vita di tutti i giorni … Potenza d’immaginazione, cultura, orecchio, sensibilità, conoscenza della metrica, della retorica sono aspetti importanti del formarsi di uno Stile, benché non siano il primo vagito del poeta che è sempre un qualcosa di misterioso che abbiamo dentro, chiamalo cuore, mente, anima o come ti pare e che risponde alle pro-vocazioni del mondo, cogliendone la sua voce segreta … Talento (innato) e cultura e disciplina : ed ecco che il campo si restringe, a cominciare dallo scarso numero di compratori di libri di poesia, perché è lì il vero problema … Le case editrici che contano, specie le grandi e blasonate, non sono i Salesiani o Don Bosco: se vedono che una cosa vende o tira, ci investono sopra, sennò ciccia!
I critici non sono degli sprovveduti ma non vogliono neppure essere dei palombari o voci che urlano nel deserto: e anche per loro vale lo stesso postulato di prima: se la poesia tira, improvvisamente tirerebbe anche a loro quel cosino (o quel cosone) che muove i loro pensieri letterari …
E allora? Al di là dei festival che funzionano abbastanza bene – magari perché uno vuole andare a vedere se c’è figa o perché non vuole starsene a casa, o magari, perché se magna, al di là, insomma, della spettacolarizzazione del poeta (in cui, quelli come me, animali da palcoscenico, ci guadagnano rispetto ai “timidoni”) il vero problema è: perché sono ancora pochi, troppo pochi, quelli che comprano (e, si spera, leggano) libri di poesia? Avarizia, mancanza di pecunia? E no! Il cellulare, anche due o tre per volta, l’hanno tutti, idem computer, auto e altre diavolerie, perfino i vestiti firmati … Non solo: il cinema non vive gli splendori degli anni 50-60 ma nemmeno si trova nello stato comatoso della poesia: idem le mostre d’arte, sempre molto fighette e mondanucce, la musica, ecc. ecc. Insomma, per nostra sfiga, la Cenerentola delle Arti oggi è proprio quella che un tempo veniva vista e sentita come la Regina: la poesia …
A noi non interessa fare della storia della cultura o della sociologia spicciola per capire il fenomeno: prendiamo atto, realisticamente, della situazione … E, senza sbraitare troppo, consideriamo che forse il bisogno di poesia (intendo sempre di fruizione poetica e non di scrittura-sfogo che gode di splendida e sempreverde salute) non è che sia così naturale nell’uomo comune … L’uomo comune non sente il bisogno di poesia: sente invece – e dalla notte dei tempi – il bisogno di Storie (dunque romanzi, fiction, film) … E allora inutile ergersi a volenterosi paladini del “Che Fare?” – marxisticamente animati da impeto rivoluzionario e pragmatico (come praxis) perché non si va molto lontano …
Meglio smorzare certe ambizioni di “cambiare il mondo” ( in questo caso, il piccolo mondo antico della poesia) e concentrarsi solo sulla propria ricerca espressiva … E poi vivere molto e incontrare molto … Ecco: il metodo vincente oggi è quello di Davide Rondoni …
Davide Rondoni, mio amico da più di vent’anni, è l’unico poeta prossimo alla mia generazione (ha qualche annetto di più) e alla tua, Matteo, che sia riuscito ad affermarsi in poesia in maniera seria e virile e non limitata a qualche cazzatina o letturina in qualche festival di provincia …
E per chi, come me, leggeva e molto apprezzava, più di vent'anni fa, il suo libretto d'esordio "La frontiera delle ginestre" e lo accompagnava nei vari giri in auto, in posti suggestivi per incontrare altra gente, non ci può che essere un po' di orgoglio e commozione, un po' come accade al fratello minore quando il fratello maggiore "ce la fa" ... Orgoglio anche nel dire: i miei primi maestri sono stati Rondoni e Mario Luzi ...
Nel caso di Davide, le cose si fanno serie e importanti ed anche vantaggiose per il poeta stesso, a livello di opportunità, porte aperte, spazi in tv o sui giornali, relazioni internazionali con la coroncina di essere sempre appellato come “uno dei poeti italiani più importanti di oggi” …
Fino alla pubblicazione nello Specchio mondadoriano, dove altri arrivano già sfiatati e con un piede nella fossa, e lui ci è arrivato in piena forma e maturità …
E questo senza mai lamentarsi e senza tante chiacchiere, ma con una tenacia, una furia quasi, incredibile nell’andare avanti a forza di gesti e azioni …
Qualcuno poi, non sprovveduto e non digiuno di poesia, dice che Davide come poeta non è più bravo di uno come Andrea Gibellini (vedi, tra gli altri, Galaverni) o di me stesso: ma questa è una questione per me di poca e scarsa importanza, dato che Rondoni è stato il mio primo e paziente maestro e non mi sono mai posto il problema di una classifica di capacità poetica, neppure quando vincevo qualche premio letterario qualche anno dopo di lui, a ruota, neppure quando certi editor importanti mi facevano riflettere sulle nostre differenze ma alla luce di una parità di valore … Semmai, mi sono un po’ addolorato quando non riuscivo a scorgere la perla dell’amicizia, quando mi pareva ci si fosse un po’ allontanati, quando non vedevo troppo aiuto da parte sua, più grande e più potente, benché lui conosca – e meglio di tanti altri – il mio valore …


Per me contano i risultati, e, nel caso di Davide, ci sono alla grande …
Rondoni lo si può odiare ferocemente, sminuire e combattere (come fanno quelli come Cortellessa o Andrea Inglese) o lo si può amare soffrendo per certe sue stranezze o per certi suoi insondabili e misteriosi comportamenti, come accade a me, o lo si può incensare e leccare come fanno moltissimi nel tentativo di strappargli qualche favore … Ma una cosa è certa: il suo metodo, nel tempo, è stato ultravincente …
E in cosa consiste, dunque, il metodo Rondoni? Presto detto: in un realistico “farsi il culo” e “dare il culo” … Nel primo caso, si trattava di lavorare e spendersi molto e in questo il poeta forlivese ha generosità e fiato da vendere … Nel secondo caso, si trattava di “usare” brutalmente e opportunisticamente tutti i contatti e i rapporti che gli potevano servire, ma vorrei rendere meno negativa la mia proposizione aggiungendo che, nel caso di Davide, è proprio una innata capacità di costruire ponti e rapporti anche grazie ad un suo innegabile carisma …
E, in ultimo, ma questa poi è la cosa essenziale e fondamentale, Rondoni è, a mio avviso, un ottimo poeta … Dunque …
Insomma, Davide è stato un esempio di pensiero e azione e senza troppi piagnistei o lamentazioni …
Azione, già: perché la poesia ha bisogno più di gesti che di chiacchiere o discussioni sul suo stato di salute o altro …
E, dunque, cosa possono fare gli altri poeti che non abbiano il carisma o la rete di rapporti di Davide, ma che siano dotati di medesime capacità poetiche o sostenuti da eguale o superiore cultura? Semplice, devono continuare a lavorare per trovare la parola giusta, devono cercare di scrivere qualcosa di buono, tentare di pubblicare bene e poi darsi un po’ da fare per farsi conoscere … Punto …
Perché c’è un po’ di pigrizia intellettuale …
E magari intervenendo – per esempio – nel blog di Orgiazzi per dire che le poesie dell’argentino Hugo Mujica, pubblicato con grande acume da Raffaelli, sono superiori (perfino in traduzione) a quelle della Bettarini (almeno, dalla mia personale specola), le quali risultano programmatiche e si muovono, ronzano e ruotano a vuoto …


E nominando en passant il blog di Orgiazzi, che ha svolto una buona funzione di servizio alla fruizione poetica in internet, tra i migliori, direi, non posso non constatare il periodo di stanchezza e di apatia dei blog: in effetti, non è che internet possa servire più di tanto alla causa poetica – che ripeto – si deve sintetizzare in una fondamentale e principale considerazione: i più non COMPRANO libri di poesia …
Quando aumenteranno le vendite, sarà sparito il problema … Semplice …
Ma se la gente non compra libri di poesia che cosa vuol dire: vuol dire che non gliene può fregare di meno … O, magari, che preferisce usare le biblioteche o la stessa rete (come accade per lo scarico di films o dischi che ha provocato un vero tracollo, con produttori che intentano pateticamente e senza troppi successi cause )
Se da una parte ci sono gli “ignavi” cioè quelli che della poesia proprio non sanno che farsene, dall’altra parte della barricata – giornali, editoria, tv – non si vedono grandi sforzi per creare interesse intorno ad essa … E allora si entra in un circolo vizioso – con qualche eccezione o acuto (le pagine del tanto vituperato, ma per me ottimo Il Giornale, hanno spesso uno spazio dedicato alla poesia, che sia un articolo di Giuseppe Conte o un intervento di Nicola Crocetti per commentare un testo …) …
Anche io, dagli undici ai 17 anni, non m’interessavo di poesia: leggevo moltissimi romanzi, anche impegnativi ma la poesia proprio no, non mi prendeva: c’erano solo le cose che si studiavano a scuola, e lì, essendo il migliore nei primi anni, mi appassionavo comunque a Leopardi o Foscolo ma quello era studio, i famosi compiti … Nel tempo libero, non compravo certo o leggevo libri di Luzi (che poi frequentai a Firenze) o Caproni o Penna … Scrivevo canzoni dunque compravo dischi e andavo al cinema …
E allora come si sviluppò il mio interesse per la poesia? Verso la fine del liceo classico, mi ritrovai a scrivere delle cose che non erano canzoni ma avevano una loro tessitura metrica: era un inconsapevole e selvaggio avvicinamento alla poesia … Fu l’incontro memorabile con Davide Rondoni young, cioè con il poeta italiano oggi tra i più noti e affermati, e l’amicizia con lui a illuminarmi su molte cose e a lasciare alle spalle o alla polvere tanti altri falsi problemi …
Dunque, io ho cominciato ad amare e a leggere assiduamente la poesia imbattendomi in una personalità affascinante e stimolante, da un punto di vista intellettuale …
Oggi, ai quindicenni nelle scuole direi che quello che cercano nei Tokyo Hotel, simpatici, possono trovarlo in Rimbaud: a una temperatura molto più alta ...
E allora è questa la parolina segreta: incontro … Bisogna lavorare per scrivere cose di qualità e poi aprirsi al mondo, INCONTRARE …
Questo è il seme, aspettiamo i frutti …
Un caro abbraccio e un augurio per il tuo libro ...

Andrea Margiotta