
Caro Matteo,
ho seguito, un po’ in ritardo, la discussione estiva che, pieno di volontà e di buone intenzioni, avevi avviato nel tuo blog: molti sono stati gli interventi ma non si è concluso proprio un bel niente … Non che si debba necessariamente concludere qualcosa (anche nel cinema esistono i finali aperti) però alla fine le uniche parole di lungimirante saggezza sono venute da Anila Resuli che diceva di essere un po’ cinica di mattina per rendere meno impietoso il suo lucido intervento (e alla quale consiglio il bel film "Il matrimonio di Lorna", se non lo ha ancora visto) …
Ma davvero pensi di cambiare qualcosa con un post nel tuo blog? O la tua è una furba messinscena per creare un po’ di maretta e farti ancor più pubblicità di quella che hai già (e mi auguro di no), o sei un ingenuo, oppure ... (oppure spiegami tu il perché, dato che sei un bravo ragazzo e un poeta che cerca una sua strada espressiva con molta serietà) …
Molti interventi avevano un loro punto di vista interessante ma generico, molti pisciavano fuori dal vaso, molti erano sfoghi, esibizioni di cultura ecc. ecc. Il succo è che si annaspava nella zona della “chiacchiera e distintivo” di robertdeniriana memoria …
La situazione della poesia italiana è quella che abbiamo sotto gli occhi: il catalogo è questo …
Possiamo dire che all’estero le cose funzionino meglio: ok, diciamolo, e allora? Visto che noi siamo in Italia e non abbiamo intenzione di “emigrare”, che importa?
La poesia ha vissuto momenti più o meno felici ma non è mai stata un fenomeno di massa, da un punto di vista di seria fruizione … Poi, certo, tutti scrivono, dagli adolescenti sui diari, agli innamorati sui muri: tutti segni pseudopoetici … Ma se uno sente il bisogno di scrivere qualcosa, non siamo ancora in un ambito poetico: siamo nel generico sfogarsi … Si entra nel poetico nel momento in cui c’è uno Stile espressivo riconoscibile che si forma anche nel rapporto con quello che già è stato fatto, dunque nell’incontro con i grandissimi, grandi o semplicemente bravi o ottimi poeti e con gli incontri nella vita di tutti i giorni … Potenza d’immaginazione, cultura, orecchio, sensibilità, conoscenza della metrica, della retorica sono aspetti importanti del formarsi di uno Stile, benché non siano il primo vagito del poeta che è sempre un qualcosa di misterioso che abbiamo dentro, chiamalo cuore, mente, anima o come ti pare e che risponde alle pro-vocazioni del mondo, cogliendone la sua voce segreta … Talento (innato) e cultura e disciplina : ed ecco che il campo si restringe, a cominciare dallo scarso numero di compratori di libri di poesia, perché è lì il vero problema … Le case editrici che contano, specie le grandi e blasonate, non sono i Salesiani o Don Bosco: se vedono che una cosa vende o tira, ci investono sopra, sennò ciccia!
I critici non sono degli sprovveduti ma non vogliono neppure essere dei palombari o voci che urlano nel deserto: e anche per loro vale lo stesso postulato di prima: se la poesia tira, improvvisamente tirerebbe anche a loro quel cosino (o quel cosone) che muove i loro pensieri letterari …
E allora? Al di là dei festival che funzionano abbastanza bene – magari perché uno vuole andare a vedere se c’è figa o perché non vuole starsene a casa, o magari, perché se magna, al di là, insomma, della spettacolarizzazione del poeta (in cui, quelli come me, animali da palcoscenico, ci guadagnano rispetto ai “timidoni”) il vero problema è: perché sono ancora pochi, troppo pochi, quelli che comprano (e, si spera, leggano) libri di poesia? Avarizia, mancanza di pecunia? E no! Il cellulare, anche due o tre per volta, l’hanno tutti, idem computer, auto e altre diavolerie, perfino i vestiti firmati … Non solo: il cinema non vive gli splendori degli anni 50-60 ma nemmeno si trova nello stato comatoso della poesia: idem le mostre d’arte, sempre molto fighette e mondanucce, la musica, ecc. ecc. Insomma, per nostra sfiga, la Cenerentola delle Arti oggi è proprio quella che un tempo veniva vista e sentita come la Regina: la poesia …
A noi non interessa fare della storia della cultura o della sociologia spicciola per capire il fenomeno: prendiamo atto, realisticamente, della situazione … E, senza sbraitare troppo, consideriamo che forse il bisogno di poesia (intendo sempre di fruizione poetica e non di scrittura-sfogo che gode di splendida e sempreverde salute) non è che sia così naturale nell’uomo comune … L’uomo comune non sente il bisogno di poesia: sente invece – e dalla notte dei tempi – il bisogno di Storie (dunque romanzi, fiction, film) … E allora inutile ergersi a volenterosi paladini del “Che Fare?” – marxisticamente animati da impeto rivoluzionario e pragmatico (come praxis) perché non si va molto lontano …
Meglio smorzare certe ambizioni di “cambiare il mondo” ( in questo caso, il piccolo mondo antico della poesia) e concentrarsi solo sulla propria ricerca espressiva … E poi vivere molto e incontrare molto … Ecco: il metodo vincente oggi è quello di Davide Rondoni …
Davide Rondoni, mio amico da più di vent’anni, è l’unico poeta prossimo alla mia generazione (ha qualche annetto di più) e alla tua, Matteo, che sia riuscito ad affermarsi in poesia in maniera seria e virile e non limitata a qualche cazzatina o letturina in qualche festival di provincia …
E per chi, come me, leggeva e molto apprezzava, più di vent'anni fa, il suo libretto d'esordio "La frontiera delle ginestre" e lo accompagnava nei vari giri in auto, in posti suggestivi per incontrare altra gente, non ci può che essere un po' di orgoglio e commozione, un po' come accade al fratello minore quando il fratello maggiore "ce la fa" ... Orgoglio anche nel dire: i miei primi maestri sono stati Rondoni e Mario Luzi ...
Nel caso di Davide, le cose si fanno serie e importanti ed anche vantaggiose per il poeta stesso, a livello di opportunità, porte aperte, spazi in tv o sui giornali, relazioni internazionali con la coroncina di essere sempre appellato come “uno dei poeti italiani più importanti di oggi” …
Fino alla pubblicazione nello Specchio mondadoriano, dove altri arrivano già sfiatati e con un piede nella fossa, e lui ci è arrivato in piena forma e maturità …
E questo senza mai lamentarsi e senza tante chiacchiere, ma con una tenacia, una furia quasi, incredibile nell’andare avanti a forza di gesti e azioni …
Qualcuno poi, non sprovveduto e non digiuno di poesia, dice che Davide come poeta non è più bravo di uno come Andrea Gibellini (vedi, tra gli altri, Galaverni) o di me stesso: ma questa è una questione per me di poca e scarsa importanza, dato che Rondoni è stato il mio primo e paziente maestro e non mi sono mai posto il problema di una classifica di capacità poetica, neppure quando vincevo qualche premio letterario qualche anno dopo di lui, a ruota, neppure quando certi editor importanti mi facevano riflettere sulle nostre differenze ma alla luce di una parità di valore … Semmai, mi sono un po’ addolorato quando non riuscivo a scorgere la perla dell’amicizia, quando mi pareva ci si fosse un po’ allontanati, quando non vedevo troppo aiuto da parte sua, più grande e più potente, benché lui conosca – e meglio di tanti altri – il mio valore …
Per me contano i risultati, e, nel caso di Davide, ci sono alla grande …
Rondoni lo si può odiare ferocemente, sminuire e combattere (come fanno quelli come Cortellessa o Andrea Inglese) o lo si può amare soffrendo per certe sue stranezze o per certi suoi insondabili e misteriosi comportamenti, come accade a me, o lo si può incensare e leccare come fanno moltissimi nel tentativo di strappargli qualche favore … Ma una cosa è certa: il suo metodo, nel tempo, è stato ultravincente …
E in cosa consiste, dunque, il metodo Rondoni? Presto detto: in un realistico “farsi il culo” e “dare il culo” … Nel primo caso, si trattava di lavorare e spendersi molto e in questo il poeta forlivese ha generosità e fiato da vendere … Nel secondo caso, si trattava di “usare” brutalmente e opportunisticamente tutti i contatti e i rapporti che gli potevano servire, ma vorrei rendere meno negativa la mia proposizione aggiungendo che, nel caso di Davide, è proprio una innata capacità di costruire ponti e rapporti anche grazie ad un suo innegabile carisma …
E, in ultimo, ma questa poi è la cosa essenziale e fondamentale, Rondoni è, a mio avviso, un ottimo poeta … Dunque …
Insomma, Davide è stato un esempio di pensiero e azione e senza troppi piagnistei o lamentazioni …
Azione, già: perché la poesia ha bisogno più di gesti che di chiacchiere o discussioni sul suo stato di salute o altro …
E, dunque, cosa possono fare gli altri poeti che non abbiano il carisma o la rete di rapporti di Davide, ma che siano dotati di medesime capacità poetiche o sostenuti da eguale o superiore cultura? Semplice, devono continuare a lavorare per trovare la parola giusta, devono cercare di scrivere qualcosa di buono, tentare di pubblicare bene e poi darsi un po’ da fare per farsi conoscere … Punto …
Perché c’è un po’ di pigrizia intellettuale …
E magari intervenendo – per esempio – nel blog di Orgiazzi per dire che le poesie dell’argentino Hugo Mujica, pubblicato con grande acume da Raffaelli, sono superiori (perfino in traduzione) a quelle della Bettarini (almeno, dalla mia personale specola), le quali risultano programmatiche e si muovono, ronzano e ruotano a vuoto …
E nominando en passant il blog di Orgiazzi, che ha svolto una buona funzione di servizio alla fruizione poetica in internet, tra i migliori, direi, non posso non constatare il periodo di stanchezza e di apatia dei blog: in effetti, non è che internet possa servire più di tanto alla causa poetica – che ripeto – si deve sintetizzare in una fondamentale e principale considerazione: i più non COMPRANO libri di poesia …
Quando aumenteranno le vendite, sarà sparito il problema … Semplice …
Ma se la gente non compra libri di poesia che cosa vuol dire: vuol dire che non gliene può fregare di meno … O, magari, che preferisce usare le biblioteche o la stessa rete (come accade per lo scarico di films o dischi che ha provocato un vero tracollo, con produttori che intentano pateticamente e senza troppi successi cause )
Se da una parte ci sono gli “ignavi” cioè quelli che della poesia proprio non sanno che farsene, dall’altra parte della barricata – giornali, editoria, tv – non si vedono grandi sforzi per creare interesse intorno ad essa … E allora si entra in un circolo vizioso – con qualche eccezione o acuto (le pagine del tanto vituperato, ma per me ottimo Il Giornale, hanno spesso uno spazio dedicato alla poesia, che sia un articolo di Giuseppe Conte o un intervento di Nicola Crocetti per commentare un testo …) …
Anche io, dagli undici ai 17 anni, non m’interessavo di poesia: leggevo moltissimi romanzi, anche impegnativi ma la poesia proprio no, non mi prendeva: c’erano solo le cose che si studiavano a scuola, e lì, essendo il migliore nei primi anni, mi appassionavo comunque a Leopardi o Foscolo ma quello era studio, i famosi compiti … Nel tempo libero, non compravo certo o leggevo libri di Luzi (che poi frequentai a Firenze) o Caproni o Penna … Scrivevo canzoni dunque compravo dischi e andavo al cinema …
E allora come si sviluppò il mio interesse per la poesia? Verso la fine del liceo classico, mi ritrovai a scrivere delle cose che non erano canzoni ma avevano una loro tessitura metrica: era un inconsapevole e selvaggio avvicinamento alla poesia … Fu l’incontro memorabile con Davide Rondoni young, cioè con il poeta italiano oggi tra i più noti e affermati, e l’amicizia con lui a illuminarmi su molte cose e a lasciare alle spalle o alla polvere tanti altri falsi problemi …
Dunque, io ho cominciato ad amare e a leggere assiduamente la poesia imbattendomi in una personalità affascinante e stimolante, da un punto di vista intellettuale …
Oggi, ai quindicenni nelle scuole direi che quello che cercano nei Tokyo Hotel, simpatici, possono trovarlo in Rimbaud: a una temperatura molto più alta ...
E allora è questa la parolina segreta: incontro … Bisogna lavorare per scrivere cose di qualità e poi aprirsi al mondo, INCONTRARE …
Questo è il seme, aspettiamo i frutti …
Un caro abbraccio e un augurio per il tuo libro ...
Andrea Margiotta